L’altare di San Francesco Saverio fu realizzato all’inizio del XVIII secolo. L’elemento centrale è la mensa, sopra la quale si trova la statua del santo in abito sacerdotale, realizzata in memoria del suo corpo incorrotto conservato a Goa. La composizione scultorea è arricchita da un angelo serafino e da un cherubino, opera di Paolo Gropelli. Il tabernacolo, in pietra nera, fu ampliato da Jacopo Contieri, autore anche delle due figure allegoriche dell’Europa e dell’Africa. Sulla sommità dell’altare si erge un angelo con tromba, scolpito da Angelo Putti. La pala d’altare, intitolata L’Esaltazione di San Francesco Saverio, fu dipinta nel 1860 da Paul Kühn. L’altare nacque da una profonda devozione missionaria e trasmette un ricco messaggio spirituale e artistico.

Il fulcro della composizione è la mensa, sostenuta da quattro figure di mori, sopra la quale giace l’immagine di San Francesco Saverio, già defunto, e non morente, come a evocare le reliquie incorrotte del suo corpo, custodite a Goa dal 1637. Ai lati della mensa si ergono due piedistalli con le statue di un serafino e di un cherubino, che sostituiscono le colonne tradizionali. Entrambe le sculture sono opera di Paolo Gropelli, che conferì loro dinamismo e vitalità tipicamente barocchi.
Nel 1719, il tabernacolo fu ampliato con due nicchie in marmo contenenti angeli scolpiti da Jacopo Contieri, il quale realizzò anche le figure simboliche dell’Europa e dell’Africa: una regina dalla carnagione chiara e un re dalla carnagione scura, simboli dell’universalità della missione evangelica. I loro nomi sono incisi alla base delle sculture: ai piedi dell’Europa e sul cuscino dell’Africa. L’attico dell’altare è ornato da due angeli seduti sulle volute, anch’essi di Contieri, mentre sulla sommità campeggia un angelo in piedi con tromba, opera di Angelo Putti. Nel 1860, Paul Kühn dipinse la pala d’altare raffigurante L’Esaltazione di San Francesco Saverio, attualmente collocata nel presbiterio in seguito ai lavori di restauro. Allo stesso autore si deve anche la Via Crucis del 1863 nelle cappelle adiacenti. Sei dipinti a olio alle pareti della cappella, datati 1726, illustrano i miracoli del santo; si presume che siano opera di Daniel Savoy, ex calvinista che si convertì al cattolicesimo proprio in questa chiesa.
L’altare è espressione di una profonda devozione gesuitica, collegata alla tradizione delle novene in preparazione alla festa del santo, introdotte intorno al 1700. In occasione di tali celebrazioni, venivano allestite scenografie provvisorie con figure angeliche e allegorie delle quattro parti del mondo, successivamente trasformate in elementi artistici permanenti nell’attuale struttura dell’altare.
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